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Autore: admin

Tassazione della società di persone: come funziona il regime di trasparenza

Ti sei mai chiesto con quale metodo avviene la tassazione della tua società di persone? Sei consapevole del motivo per il quale chi ha una società di persone vede uscire dai propri conti correnti centinaia e migliaia di euro ogni anno in tasse ed alla fine non gli rimane in tasca NULLA?

Caro imprenditore, la prima informazione utile che devi conoscere se hai una società di persone è sapere che questo tipo di società hanno un’autonomia patrimoniale imperfetta e per questo sono soggette ad una tassazione per trasparenza. Questa è una delle differenze sostanziali che la distingue dalla società di capitali dove invece l’utile della società non viene attribuito in capo ai soci.

Il principio della trasparenza

Il principio di trasparenza prevede che le persone che lavorano all’interno della società di persone (di solito si tratta di aziende di piccole dimensioni con un numero limitato di soci) vengano tassate in base ai redditi della società, in altre parole il reddito della società viene attribuito direttamente ai soci indipendentemente se questo è stato distribuito o meno tra gli stessi ed i soci sono tenuti a versare le relative imposte in base alla quota di partecipazione detenuta.

Facciamo un esempio per maggiore chiarezza:

Paolo e Andrea sono due soci di una s.a.s. (società in accomandita semplice). Paolo detiene il 70% delle quote mentre Andrea il 30%. La società registra un utile di 200.000 €. Paolo dovrà pagare le imposte sul 70% dell’utile della società e dovrà versare quindi le imposte su un utile pari a 140.000 € mentre Andrea dovrà versare le imposte relative al 30% ovvero 60.000 €.

Da qui il termine “per trasparenza” e questo principio evidenza ancora di più il concetto di come nelle società di persone non esistano confini tra responsabilità personale e responsabilità imprenditoriale, potremmo definire quindi le società di persone come società a responsabilità illimitata in cui IMPRENDITORE = AZIENDA. Ancora una volta si evidenziano i pesanti limiti delle società di persone. Al contrario, le società di capitali permettono di mettere in atto molte più strategie di risparmio fiscale e, per assurdo, di optare per questo regime di trasparenza se, dopo le opportune analisi, dovesse rivelarsi più conveniente! Ma vediamo in che modo questo è possibile.

Anche le società di capitali possono scegliere la trasparenza fiscale

Come è noto le società di capitali sono soggetti passivi autonomi i cui redditi prodotti vengono tassati attraverso un’imposta ad hoc, detta IRES ed i soci non devono pagare alcuna imposta fino a quando tali utili non vengono distribuiti, in tal caso si applica l’aliquota IRPEF.

In alcuni casi questo tipo di tassazione per trasparenza può rivelarsi vantaggiosa per le società di capitali per evitare la doppia imposizione IRES/IRPEF. I requisiti che devono avere le società di capitali per aderire a tale regime sono disciplinate agli articoli 115 e 116 del DPR n. 917/86.

I requisiti necessari sono:

  • Che i soci siano esclusivamente persone fisiche
  • Devono esserci al massimo 10 soci (20 in caso di società cooperative)
  • I ricavi devono rientrare nei limiti previsti dagli Indicatori di Sostenibilità Economica (ISA)

Il regime di trasparenza fiscale è un’opzione facoltativa che le società di capitali possono richiedere facendo ricadere l’attribuzione dell’utile direttamente in capo ai soci con il principale vantaggio, come detto, di evitare il pagamento dell’IRES in capo alla società e dell’IRPEF in capo ai soci in caso di distribuzione degli utili.

Questo tipo di tassazione non è più conveniente quando le aliquote medie in capo ai soci sono superiori all’aliquota IRES che si applicherebbe in caso di società di capitali. 

Ad ogni modo, per determinare il regime più conveniente, è indispensabile fare sempre un’analisi personalizzata ed approfondita della situazione aziendale specifica e determinare in modo preciso il carico fiscale della società. Questa fase preliminare di analisi strategica è fondamentale per fare le opportune valutazioni di convenienza e determinare quali azioni mettere in atto per raggiungere il miglior risultato possibile in termini di risparmio fiscale ed ottimizzazione aziendale ad ogni livello dell’organizzazione.

Tassazione Società di Persone: affidati a Sabina Cappellacci

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Le nuove agevolazioni fiscali introdotte dopo l’emergenza Covid19

In Italia ci sono molteplici agevolazioni fiscali pensate per supportare l’imprenditore ed alleggerire il carico fiscale al fine di supportarlo nelle attività imprenditoriali.

Prima di proseguire, però, è importante dire che ci sono molte agevolazioni fiscali sono legate a specifici settori di attività ed in questa sede mentre alcuni sono di carattere generale.

L’argomento è molto vasto ed è impossibile affrontare ogni aspetto in un semplice articolo, per questo motivo ci concentreremo soprattutto sulle nuove misure introdotte con il decreto Rilancio, ovvero il Decreto legge emanato il 19 maggio 2020 a seguito dell’emergenza sanitaria che ha investito il nostro Paese lo scorso febbraio. A tal proposito il Governo ha istituito una serie di agevolazioni fiscali straordinarie con l’obiettivo di supportare l’imprenditoria italiana in questo momento molto delicato e difficile per contrastare la crisi economica a seguito delle misure di lockdown.

55 miliardi è l’importo stanziato per queste misure rilasciate per lo più come crediti di imposta a sostegno di imprese e famiglie. Vediamo nel dettaglio quelli più interessanti.

Le nuove agevolazioni fiscali introdotte dopo l’emergenza Covid19

Credito di imposta per le spese di sanificazione e l’adeguamento degli ambienti di lavoro e l’acquisto di DPI.
Questa misura è stata pensata per dare la possibilità agli esercizi commerciali come bar, ristoranti, alberghi, negozi, etc. di ripartire in sicurezza.
Il decreto prevede un credito di imposta pari al 60 % delle spese effettuate per la sanificazione degli ambienti di lavoro e l’acquisto di DPI. Tale credito è valido per le spese effettuate dal 2020. Attenzione perché la domanda di riconoscimento va presentata entro il 7/09/2020.

Credito di imposta per i contratti di locazione.
Con il decreto agosto è stato previsto per i canoni di locazione a uso non abitativo e destinati all’attività di impresa un credito di imposta pari al 60% per i mesi di marzo, aprile maggio e giugno.

Bonus vacanze (riservato al settore turistico).
Questo provvedimento offre la possibilità al privato cittadino di ricevere un voucher da 150 fino a 500 euro in base all’ISEE ed alla composizione del nucleo famigliare sia come sconto che come credito d’imposta che le varie strutture potranno poi richiedere al Governo.

Proroga delle scadenze fiscali.
Gli adempimenti fiscali inizialmente sospesi con il decreto Cura Italia e Liquidità sono prorogati al 16 settembre 2020.

Esenzione IRAP (Imposta Regionale sulle Attività Produttive) di giugno per le aziende e lavoratori autonomi che non superino i 250 milioni di fatturato.

Come dicevo, oltre a queste misure straordinarie, esistono numerose agevolazioni per le imprese a seconda del settore in cui si opera come ad esempio quelle riservate alle start up innovative o alla ricerca e sviluppo o ancora alle attività di riqualificazione energetica. Sul sito dell’Agenzia delle Entrate, disponibile a questo link, è possibile vedere quali sono le agevolazioni disponibili e tutti i dettagli.

Agevolazioni fiscali: affidati a Sabina Cappellacci

Se anche tu vuoi essere certo di avere diritto alle agevolazioni fiscali messe a disposizione e di attuare correttamente tutte le procedure necessarie per ottenerle, richiedi ora una consulenza strategica con uno dei miei strateghi fiscali e ti guideremo passo passo per farti risparmiare, senza stress.

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Aprire una partita IVA agevolata: conviene o non conviene?

Devi avviare la tua attività imprenditoriale e stai pensando ad una partita IVA agevolata che ti permetta di avere un regime fiscale vantaggioso e che ti aiuti nella difficile fase di start up?

Partita IVA agevolata: prima la forma societaria

Caro imprenditore, prima di aprire la tua attività, è importantissimo valutare bene quale forma societaria sia più corretta per il tuo caso specifico. Il nostro sistema fiscale e legislativo prevede in effetti una forma di partita IVA a regime agevolato, meglio nota come regime forfettario, che gode di un inquadramento fiscale particolarmente vantaggioso ma, attenzione, non è detto che sia vantaggioso per il tuo caso specifico!

Prima di decidere la forma giuridica della tua azienda infatti, dovresti fare un business plan ed un budget previsionale con il supporto del tuo commercialista, per determinare la composizione di costi/ricavi e valutare insieme le prospettive di crescita e di fatturato della tua attività. Soltanto dopo questa analisi preliminare avrai le idee più chiare sulla strada da intraprendere.

L’imprenditore che deve aprire una nuova attività, giustamente, è preoccupato per tutte le spese che dovrà affrontare sia per iniziare l’attività sia per le tasse che dovrà pagare e per tutti gli adempimenti che dovrà sostenere. Credimi, caro imprenditore, capisco bene come ti senti, anche io ho vissuto le tue stesse problematiche quando ero ancora alle prime armi durante la mia prima esperienza imprenditoriale ma ti posso dire che, se pianifichi tutto correttamente e se ti fai affiancare da un commercialista che lavora al tuo fianco come una squadra, vedrai che non avrai brutte sorprese, anzi, ti potrai dedicare a far crescere il tuo business in tutta serenità e a quel punto i tributi da pagare non saranno più una preoccupazione ma una spesa preventivata, calcolata con ben 13 mesi di anticipo. Grazie al mio sistema potrai dire addio alle brutte sorprese e fare l’imprenditore per te sarà molto più semplice!

Che cos’è la partita IVA con regime forfettario?

Ad ogni modo, il regime forfettario, ha in inquadramento tale per cui può essere definito una partita IVA agevolata ed ha preso il posto del vecchio regime dei minimi con le dovute differenze.

Il regime forfettario nasce nel 2016 e prevede un’unica imposta sostitutiva del 15% sul reddito imponibile che fino al 5° anno di attività viene abbassato al 5% se hai i requisiti di una start-up.

L’imposta sostitutiva sulla quale vieni tassato, inoltre, non viene calcolata sul fatturato totale ma solo su una parte che viene determinata attraverso il coefficiente di redditività che varia in base al codice ATECO con cui risulta iscritta la tua partita IVA.

Partita IVA Agevolata: a chi si rivolge?

Può fare al caso tuo se devi avviare un piccolo business che non necessita di grossi costi di avviamento e gestione e possono aprirla i liberi professionisti come consulenti, grafici, giornalisti, architetti ed anche le figure professionali iscritte ad un albo.

Partita IVA agevolata: quali sono i vantaggi?

  • Con il regime forfettario non avrai più la ritenuta d’acconto da versare e potrai incassare il 100% degli importi indicati in fattura.
  • Un altro grande vantaggio, e semplificazione a livello fiscale, è quella di essere esente dalle dichiarazioni periodiche IVA che solitamente avvengono trimestralmente o annualmente. Infatti con la partita IVA agevolata non dovrai più incassare l’IVA e versarla allo Stato.
  • Questo tipo di regime risulta molto conveniente a patto che non si superino i 65.000 € di fatturato annuo, limite oltre il quale il regime forfettario decade e si passa al regime ordinario.
  • Chiunque può aprire questo tipo di attività senza limiti di età.
  • È possibile usufruire di uno sconto INPS del 35% per artigiani, fornitori di servizi e commercianti.
  • La gestione amministrativa e contabile è molto molto semplice, quindi anche i costi di commercialista sono più bassi.
  • Non vige l’obbligo della fatturazione elettronica.

Quali sono gli svantaggi della partita IVA Agevolata?

  • Non è possibile scaricare tutti i costi come avviene per il regime ordinario, ma solo una parte di questi, determinata in base al coefficiente di redditività.
  • Come detto sopra, non si possono superare i 65.000 € di fatturato annuo, pena il decadimento del regime fiscale agevolato.
  • Non si possono superare i 20.000 € di costi per il personale.
  • Con questa forma societaria non si possono applicare tutte le strategie di risparmio fiscale previste invece per le società di capitali.

Quindi, caro imprenditore, prima di aprire una nuova attività, valuta bene la forma! È fondamentale quando si fa impresa, ragionare in prospettiva per partire subito col piede giusto ed evitare di fare dei cambiamenti in corso d’opera che possono generare disagi, errori e costi maggiorati.

Per questo io e la mia rete di professionisti ci teniamo particolarmente ad affiancare l’imprenditore fin dalle prime fasi di pianificazione dell’attività per essere certi che vengano fatte tutte le azioni necessarie in modo corretto e che il piano di azione rispecchi tutti i requisiti ed i numeri per trasformare il tuo business in un business di successo!

Regime Forfettario: affidati a Sabina Cappellacci

Se sei ancora indeciso su come impostare la tua start up,
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La tassazione dei dividendi di azienda nel 2020

Caro imprenditore, sicuramente uno dei temi che ti sta più a cuore riguarda conoscere come funziona la tassazione degli utili della tua società di capitali.

Tassazione utili Srl

Partiamo col fare una distinzione fondamentale dei soggetti che possono percepire i dividendi. Questi si dividono in 3 categorie e subiscono tassazioni diverse:

  1. Persone fisiche non in regime di impresa a cui viene applicata una tassazione del 26%
  2. Società di persone e persone fisiche operanti in regime di impresa che sono soggette ad una tassazione progressiva Irpef pari al 58,14%
  3. Società di capitali ed altri soggetti Ires che hanno una base imponibile pari al 5%

Con la legge di bilancio 2018 (L. 205/2017) sono state introdotte alcune novità riguardanti la tassazione degli utili che prevedono l’applicazione di un’aliquota del 26%.

I dividendi che i soci di una Srl o Spa percepiscono sono disciplinati dagli articoli 44 e 45 del TUIR. Attenzione perché la tassazione dei dividendi varia in base al tipo di partecipazione ed alla quota detenuta dai soci.

Quindi, come dicevamo, nel 2018 è stata approvata la nuova Legge di Bilancio che prevede un’aliquota fissa del 26%, i dividendi così non rientrano più nella dichiarazione dei redditi personal ma sono soggetti ad una tassazione secca sugli utili finanziari.

Mentre per l’imprenditore lavoratore che contribuisce attivamente allo sviluppo dell’impresa col sudore della propria fonte, rimane l’aliquota del 58,14%. Ebbene sì, lo Stato si trattiene il 60% di quello che ti resta in cassa dopo aver pagato tutto e tutti e, se decidi di prelevare gli utili, allora lo Stato si trattiene il 60% della torta e tu rimani in mano con un pugno di mosche!!!

La strategia di prelevare gli utili è un sistema classico, che la stragrande maggioranza dei professionisti fa applicare a tutti gli imprenditori ma esiste un metodo che ti permette di percepire gli utili con una tassazione molto bassa, come esiste un modo per percepire i compensi da amministratore senza farti massacrare di tasse e recuperare le imposte dal reddito della persona fisica. Le strategie da applicare sono molte e diventerebbe complesso spiegarle tutte in questo articolo ma sarò lieta di darti tutti i dettagli che ti occorrono di persona insieme ai miei fiscalisti nel momento in cui richiederai una consulenza.

Per questo motivo sono anni che, dopo aver provato tutto questo sulla mia pelle ed aver sfiorato il fallimento generando una voragine di debito di 300.000 € (per ulteriori dettagli leggi la mia storia), ho capito che c’è un modo più intelligente di fare impresa in Italia e che permette di abbattere il carico fiscale fino al 70% con le giuste strategie, in modo del tutto onesto e legale semplicemente applicando correttamente le leggi che sono state scritte per l’imprenditore con l’obiettivo di agevolare l’attività di impresa!

So che può sembrare un controsenso ma il sistema legislativo in Italia e quello fiscale sono tra i più complicati al mondo e districarsi nel labirinto di leggi e decreti non è per nulla facile, solo un professionista preparato, aggiornato e soprattutto focalizzato sul risparmio fiscale ti può aiutare ad applicare le giuste strategie nel modo corretto! Come spesso accade, quando ti affidi ad un professionista senza essere tu per primo informato, sai da dove parti ma non sai mai dove finisci…

Sicuramente anche tu farai parte della stragrande maggioranza di imprenditori che, mal consigliati dal proprio professionista, ogni mese perpepiscono il compenso amministratore, peccato che tutti questi soldi sono stra-tassati esattamente come gli utili distribuiti. In parole povere, caro imprenditore, se decidi – perché ne hai il sacrosanto diritto dopo 12 mesi di sacrifici – di prenderti la soddisfazione di prelevare gli utili del tuo esercizio, poi arriva lo Stato che impietoso ti rapina, letteralmente.

E credimi, anche io ho vissuto questa situazione per moltissimo tempo, ma più subivo questa ingiustizia e più cercavo la soluzione, sapevo che esisteva e sapevo che per ogni problema c’è la sua soluzione e da lì capii che non è lo Stato italiano ad essere il “cattivo” della situazione, lo Stato fa il suo interesse come l’imprenditore dovrebbe fare il suo tutelandosi ed informandosi.

Come dicevo, lo Stato non è cattivo perché ha previsto una serie di leggi e norme a supporto dell’attività di impresa, ma l’87% degli imprenditori non le conosce, non le applica o non le applica correttamente oppure le applica in parte senza avere un quadro strategico d’insieme!

Quello che faccio io, insieme ai miei professionisti, è creare una strategia fiscale su misura per ogni cliente, proprio come un abito sartoriale, che permetta all’imprenditore di avere quella liquidità e serenità indispensabili come l’ossigeno per poter far crescere l’azienda in modo sano e produttivo ed evitare che il tuo patrimonio, che tu hai costruito con tanta passione e dedizione giorno per giorno, venga aggredito più del necessario!

Tassazione utili: affidati a Sabina Cappellacci

Se anche tu hai deciso di dire basta a questa situazione e vuoi prendere in mano le redini della tua vita e della tua azienda, richiedi ora una consulenza strategica con uno dei miei strateghi fiscali e ti prometto che la tua vita da imprenditore cambierà completamente.

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Il magazzino fiscale: cos’è e come gestire al meglio le rimanenze di magazzino

Caro imprenditore, oggi parliamo del magazzino fiscale. Ma che cos’è esattamente? Cerchiamo di dare insieme una definizione di magazzino fiscale.

Magazzino Fiscale: cos’è?

Come forse saprai il magazzino necessita di una contabilità specifica che diventa obbligatoria quando viene superata la soglia stabilita per legge, ovvero quando si verificano queste condizioni per due esercizi consecutivi:

  • Ricavi da Vendite e Prestazioni: superiori a € 5.164.568,99
  • Rimanenze: superiori a € 1.032.913,80

Quindi la contabilità di magazzino è una procedura contabile che permette di tenere sotto controllo e di calcolare in modo matematico il valore delle rimanenze contabilizzando tutti i movimenti in entrata ed in uscita ed in questo frangente si parla di magazzino fiscale.

L’obbligo del magazzino fiscale interviene quando per due esercizi consecutivi si verificano le condizioni sopra indicate, inoltre, nel momento in cui il magazzino scende al di sotto di questi parametri, l’obbligo del magazzino fiscale decade, in altre parole questo obbligo è richiesto solo fintanto che persistono le condizioni indicate per legge, nel momento in cui uno dei due parametri scende al di sotto della soglia indicata, l’azienda non è più tenuta a mantenere il magazzino fiscale e questa condizione diventa effettiva a partire dall’esercizio successivo.

 Quali sono le cosiddette rimanenze di magazzino?

Ma passiamo a fare un po’ di chiarezza su quali beni entrano a far parte delle rimanenze di magazzino e quali sono le varie tipologie:

  1. Materie Prime, Sussidiarie e di Consumo: rientrano in questa categoria tutti quei beni che saranno destinati ad essere trasformati e che verranno coinvolti nel processo di produzione per creare il bene finito
  2.  Prodotti in Corso di Lavorazione e Semilavorati: tutti quei beni che vengono trasformati per creare il prodotto finito 
  3. Lavori in Corso su Ordinazione: tutti i beni in fase di realizzazione
  4. Prodotti Finiti e Merci: in questa categoria rientrano tutti i prodotti realizzati in attesa di essere venduti
  5. Acconti: tutti gli acconti versati ai fornitori per acquisire i beni destinati alla produzione e alla vendita

La gestione del magazzino fiscale quindi è una materia complessa che necessita di uno specialista preparato non solo nella corretta registrazione delle movimentazioni ma, e soprattutto, nella gestione strategica dello stesso!

Come ben saprai in regime di contabilità ordinaria il valore di magazzino contribuisce ad accrescere il valore dei ricavi aumentando l’utile e trasformandosi poi in un costo nell’anno successivo.

Una gestione non lecita che tanti imprenditori che non rispettano le leggi utilizzano come strategia fiscale, è di mitigare gli effetti di un anno andato bene sottovalutando le rimanenze di magazzino o di sopravvalutarle negli anni andati male. Ognuno è libero e responsabile delle proprie azioni e pagherà le conseguenze del proprio operato in caso di accertamento.

Ma attenzione caro imprenditore, il fatto di non superare le soglie previste per legge non ti esonera dall’onere di compilare il prospetto delle rimanenze di fine anno, in ogni caso è importante tenere una corretta contabilità del tuo magazzino e tenere anche un inventario preciso delle merci.

Il modo migliore per fare le cose per bene e tenere i tuoi conti in ordine consiste nel avere una gestione contabile eccellente e fare una pianificazione fiscale accurata che ti permette di gestire tutti i numeri della tua attività con un anno e mezzo di anticipo dandoti così ampi spazi di manovra per correggere la rotta se necessario!

Naturalmente avere al tuo fianco un professionista serio, affidabile e preparato, diventa fondamentale per darti modo di liberare il tuo tempo e di focalizzarti sulla crescita della tua azienda mentre il tuo professionista lavorerà al tuo fianco, come una squadra, per fare in modo che la tua gestione amministrativa e contabile funzionino a regime.

Affidati a Sabina Cappellacci

Sei sicuro che la gestione del tuo magazzino sia ottimizzata e rispetti tutti i parametri previsti dalla legge? Richiedi ora una consulenza strategica con uno dei miei strateghi fiscali e saremo in grado di darti fin da subito le indicazioni di cui hai bisogno. Clicca qui.

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Regime di trasparenza fiscale: in quali casi conviene

Che cos’è il regime di trasparenza fiscale?

Il regime di trasparenza fiscale è disciplinato dal Dlsg n 344/03 e si tratta di un sistema alternativo al regime ordinario secondo cui il reddito della società è tassato direttamente in capo a ciascun socio in base alla quota in suo possesso degli utili, sia che questi vengano percepiti o meno.

Infatti nelle Srl a regime ordinario gli utili vengono tassati in capo alla società. Fondamentalmente la tassazione per trasparenza subisce le stesse dinamiche delle società di persone in cui gli utili vengono tassati anche se questi non vengono distribuiti perché in questo caso non c’è distinzione tra persona fisica ed azienda.

Le società di capitali possono aderire a tale regime se rispettano i requisiti indicati nel DPR n 917/86 sia che i soci siano costituiti da persone fisiche o da altre società di capitali, anche le Srl unipersonali possono aderire a tale regime (se desideri saperne di più su questo tipo di società ti invito a leggere il mio articolo).

Come si aderisce al regime di trasparenza fiscale.

L’azienda che decide di optare per questo tipo di regime deve comunicarlo all’Agenzia delle Entrate nel momento della presentazione della dichiarazione dei redditi da inoltrare nel periodo di imposta in cui si intende usufruire di questa opzione. Ma attenzione! In caso di più soci è importante che tutti i soci presentino la domanda entro i tempi utili altrimenti non è possibile usufruire di tale regime.

Quali sono i vantaggi di tale regime?

La trasparenza fiscale risulta conveniente per eliminare la doppia imposizione fiscale, gli utili distribuiti ai soci nelle società di capitali infatti sono assoggettati all’IRES al 24% come società e sono ulteriormente tassati al 26% quando questi vengono distribuiti.

Quindi il regime di trasparenza fiscale può rivelarsi vantaggioso ma come sempre bisogna valutare caso per caso per capire come ottimizzare al meglio il carico fiscale.

Quindi per prima cosa dobbiamo analizzare:

  1. Il reddito della società: tale regime risulta conveniente tanto minore è il reddito della società. Quindi questo tipo di opzione diventa vantaggiosa quando i utili  della Srl contenuti oppure per le Srl che hanno più soci.
  2. Il numero di soci. Più soci sono presenti più il reddito personale si abbassa e l’aliquota IRPEF risulta più vantaggiosa.
  3. Se i soci percepiscono altri redditi, in questo caso altre fonti di reddito alzerebbero il reddito personale del socio sottoponendolo ad un’aliquota IRPEF più elevata, quindi in questi casi bisogna fare un calcolo di convenienza per capire se il regime di trasparenza è vantaggioso per il tuo caso specifico.

Quindi in definitiva il regime di trasparenza fiscale conviene per utili non troppo elevati, in caso utili importanti conviene valutare altre possibilità di risparmio fiscale che lo stratega fiscale sarà in grado di indicare per il tuo caso specifico.

Come sempre per ogni tipo di azienda è fondamentale e vitale attuare una opportuna pianificazione fiscale che ti permetterà di conoscere 18 mesi prima il tuo carico fiscale e di tenere sotto controllo tutti i numeri della tua società senza brutte sorprese.

Quindi, caro imprenditore, ricorda che per attuare questo tipo di regime è importante la società abbia utili bassi e che i soci non abbiano altre fonti di reddito che impongono l’applicazione di aliquote IRPEF elevate.

Uno dei vantaggi legati al regime di trasparenza fiscale riguarda inoltre la semplicità nel prelevare gli utili dalla Srl in quanto questi sono già tassati e non hanno bisogno di ulteriore tassazione per essere prelevati.

Regime di Trasparenza fiscale: affidati a Sabina Cappellacci

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Tassazione della Srl unipersonale: vantaggi e svantaggi

Caro imprenditore, devi avviare una nuova società Srl e vorresti capire la differenza tra Srl ordinaria, Srls o Srl unipersonale?

Allora sei nel posto giusto. In questo articolo ti spiegherò come funziona la tassazione della Srl unipersonale ed in che cosa differisce dalle altre. Al termine di questa lettura ti sarà tutto più chiaro e saprai quale strada intraprendere!

SRL Unipersonale: tassazione

Prima di cominciare, quando si parla di tassazione, è bene ricordare che vi sono due tipi di tassazione: quella che viene applicata sul reddito della società e quella relativa agli utili distribuiti in capo ai soci.

Cos’è la Srl unipersonale

La Srl unipersonale, ovvero la Srl a socio unico, è – come dice il nome stesso –  una società di capitali a responsabilità limitata al cui interno è presente un unico socio.

La tassazione di questo tipo di società è in parte a carico della società ed in parte in capo all’unico socio (IRES al 24% + IRAP di circa il 3% e l’IRPEF con aliquota che può variare in base al reddito).

La stessa tassazione si applica anche per le Srl ordinarie mentre le società di capitali a responsabilità limitata che hanno optato per il regime di trasparenza, non sono tenute a pagare l’IRES.

Ma diamo uno sguardo più da vicino sui principali tributi che ogni imprenditore titolare di una società di capitali deve versare allo Stato:

  • IRES (Imposta sul reddito delle società): ha un’aliquota fissa pari al 24% e viene calcolata sull’utile lordo + eventuali variazioni fiscali in positivo o negativo + eventuali perdite fiscali.
  • IRAP (Imposta regionale sulle attività produttive) ha un’aliquota del 3% circa ma può variare in base alla regione e al tipo di attività della Srl (art.2 del D.L. 66/2014) e viene calcolato sul valore della produzione netta dato dalla differenza tra il valore della produzione ed i costi di produzione.
  • IRPEF (Imposta sul reddito delle persone fisiche) viene calcolata sul reddito del socio della Srl in base all’utile distribuito in capo ai soci. Ha un’aliquota proporzionale che varia in base al reddito.

Questi sono i tributi che incidono maggiormente sull’attività di impresa. Bisogna precisare che le STP, ovvero le Srl mediche, sono tenute a versare l’ENPAM sul reddito della società, anche se questo non viene distribuito, la sua aliquota è pari al 12,7%.

Quali sono i vantaggi e gli svantaggi di una Srl unipersonale?

Partiamo dai vantaggi:

  • La Srl unipersonale è sempre una società di capitali, quindi sussiste una divisione perfetta tra patrimonio aziendale e patrimonio personale, siamo di fronte quindi ad un tipo di forma societaria che ti tutela se le cose dovessero mettersi male.
  • Un altro vantaggio consiste nel fatto che con questo tipo di società non hai bisogno di coinvolgere soci per iniziare la tua attività.
  • Inoltre puoi applicare tutte le strategie di risparmio fiscale che trovi sul mio blog (mettere link al blog), permettendoti di risparmiare oltre il 20% di tasse in modo del tutto onesto e legale.

E veniamo ora agli svantaggi:

  • Può capitare che l’autonomia patrimoniale garantita dalla società di capitali venga meno e che il tuo patrimonio venga intaccato, questa è una possibilità che si prospetta a tutte le società di capitali solo nel momento in cui combini guai grossi come dolo o colpa se sei amministratore. Ovviamente questa è una possibilità molto remota dal momento in cui vieni seguito da un professionista serio e preparato che saprà tutelare te ed il tuo business.
  • I costi di gestione di una società di capitali sono maggiori rispetto a quelli di una società di persone ma questo perché in questo tipo di società la documentazione da produrre è maggiore ed il commercialista che ti segue deve dedicare più tempo alla gestione della tua azienda.

Quindi caro imprenditore, se devi avviare un nuovo progetto imprenditoriale, o se stai pensando di cambiare la forma societaria della tua azienda, sono molto felice per te perché, se ti stai orientando verso una società di capitali, significa che hai capito quanto tutelare te ed il tuo patrimonio siano fondamentali!

Tuttavia il mondo delle società di capitali è piuttosto variegato e scegliere l’inquadramento più adatto a te è una scelta che va ponderata sotto la guida esperta di un commercialista preparato e che possibilmente abbia già esperienza nel tuo settore.

Inoltre, determinare l’inquadramento giuridico della tua azienda è solo il primo passo perché dopo arriva il bello, in una parola diventa vitale PIANIFICARE la tua attività anche dal punto di vista fiscale con precisione millimetrica 18 mesi prima di pagare le tasse e questo ti permetterà non solo di far sì che il tuo stile di vita sia finanziato in parte dalla tua azienda, ma ti permetterà di avere un abbattimento fiscale dal 20% al 60%.

Tassazione Srl Unipersonale: affidati a Sabina Cappellacci

Come? Affidati ad uno dei nostri fiscalisti, clicca qui per richiedere la tua diagnosi fiscale.

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Liquidazione quota soci di una Srl: come funziona

Recesso socio Srl: vediamo insieme come funziona

Se sei un imprenditore e hai difficoltà a capire come uscire dalla tua azienda, sappi che hai la possibilità di cedere le quote della tua società e recedere come socio.

Tecnicamente in ambito giuridico viene definito recesso il diritto che ha ogni socio di liberarsi in modo unilaterale dagli impegni societari ottenendo la liquidazione delle sue quote, ovvero ottenendo un rimborso delle proprie partecipazioni. Più avanti nell’articolo vedremo come viene determinato il valore economico di tali quote.

Come funziona il recesso del socio di una Srl quindi, quali azioni bisogna compiere e quali conseguenze comporta?

Partiamo dalle basi: logicamente per poter cedere le quote è necessario prima di tutto individuare un compratore, ovvero il soggetto (persona o società) interessata a subentrare come socio e ad acquisire le quote in vendita.

Nelle Srl nel 99% dei casi gli altri soci godono del diritto di prelazione, il che significa che, se interessati, possono essere i primi a poter rilevare le quote.

Il recesso di un socio da una Srl per giusta causa può essere previsto dallo statuto, se invece mancano indicazioni precise in merito allora si applica la norma prevista dagli articoli 2473-bis e 2466 del Codice Civile che individuano i motivi principali secondo i quali è possibile procedere alla liquidazione delle quote, ovvero:

  1. Nel caso in cui la maggioranza dei soci decida di trasferire la sede all’estero
  2. Nel caso di variazione dell’attività, ovvero l’azienda cambia completamente il tipo di prodotti o servizi offerti
  3. Nel caso in cui venga modificata la forma societaria ovvero nel caso in cui la Srl venga trasformata in Snc o Sas
  4. Nel caso in cui venga modificato l’oggetto sociale
  5. In caso di fusione o scissione della società

Quindi, tale diritto può essere esercitato quando intervengono delle modifiche significative all’interno della società che incidono anche sul rischio dell’investimento stesso e tale rischio non è determinato dalle condizioni di mercato ma dalle decisioni prese dalla maggioranza dei soci.

Liquidazione quota socio Srl

La quota da liquidare viene determinata considerando: i conferimenti, il capitale sociale ma anche il patrimonio e la redditività della società.

Determinato il valore, quindi, il socio può essere liquidato della sua quota riconoscendogli la somma di denaro relativa, questo vale anche se il socio uscente al momento del conferimento aveva contribuito portando beni e/o servizi.

Se c’è disaccordo tra i soci nel determinare la quota, allora viene nominato un perito dal tribunale con il compito di redigere una relazione giurata.

Determinato quindi il valore, come dicevamo, le quote possono essere acquistate:

  • Dagli altri soci
  • Da un soggetto terzo con il subentro quindi di un nuovo socio che può essere persona fisica o soggetto giuridico

Nel caso in cui la società non sia in grado di liquidare il socio uscente allora questa verrà messa in liquidazione.

Il socio uscente dovrà comunicare la sua decisione tramite raccomandata da spedire alla società entro 30 giorni dalla data in cui il socio è venuto a conoscenza delle condizioni per le quali può esercitare il suo diritto di recesso.

Quindi caro imprenditore, se stai pensando di cedere le quote della tua società, con questo articolo ti ho spiegato le basi di come funziona. In realtà si tratta di una materia molto tecnica e complessa che richiede l’attenzione di un consulente preparato e che abbia esperienza in materia.

Liquidazione quota socio Srl: affidati a Sabina Cappellacci

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Costi deducibili della ditta individuale: come possono diventare tuoi alleati per ridurre il carico fiscale

Caro imprenditore, oggi parliamo di costi deducibili della Ditta individuale

Lo sapevi che la gestione dei costi della tua azienda può fare la differenza e contribuire a ridurre il tuo carico fiscale in maniera significativa?

Prima di spiegarti come gestire in modo strategico le spese deducibili della tua partita iva lascia che ti spieghi la differenza sostanziale tra costi deducibili e costi detraibili che spesso vengono confusi ed utilizzati come sinonimi perché l’effetto che producono è lo stesso: farti pagare meno tasse.

Differenza tra costi deducibili e detraibili

I costi detraibili sono dei costi che possono essere decurtati dai tributi da versare e contribuiscono a ridurre l’imposta IRPEF da pagare. Quindi agiscono in modo diretto sulle imposte da versare dopo aver determinato il reddito imponibile. Il calcolo delle detrazioni fiscali e delle relative percentuali per ogni voce di costo sono disciplinati dal Tuir (Testo Unico delle Imposte sui Redditi). Alcune spese detraibili sono ad esempio le spese mediche, gli interessi sui mutui prima casa ed in generale tutte quelle spese che possono essere detratte dal reddito personale generato dalla tua attività.

I costi deducibili invece influiscono sul reddito imponibile e sono costi che riducono l’ammontare di tasse da pagare su cui viene calcolata l’IRPEF. Il reddito imponibile è dato dal reddito complessivo (ovvero l’ammontare dei guadagni generati in un anno fiscale) tolti i costi deducibili.

Quali sono i costi deducibili di una partita iva quindi? Le donazioni ad enti no-profit, i fondi pensionistici integrativi, i contributi INPS, etc.

Quali costi posso detrarre e dedurre?

Veniamo a noi ora, sono certa che adesso ti starai domandando quali e quanti costi puoi portare in deduzione e detrazione per la tua attività.

Sicuramente più costi “scarichi”, come si suol dire in gergo fiscale, e più la tua base imponibile si riduce andando quindi a ridurre il carico fiscale, ma attenzione: questo non vuol dire che puoi aggiungere in bilancio ogni tipo di spesa senza criterio altrimenti il rischio di ricevere un accertamento è quasi scontato.

Piuttosto è importante che tu sia in grado di scegliere la composizione di costi da portare in deduzione e detrazione per la tua attività e questo è possibile farlo rispettando il principio di inerenza. Seguire questo principio ti permette di determinare cosa poter scaricare e cosa invece è meglio di no.

Un costo è considerato inerente quando è collegato ai ricavi o all’attività della tua azienda quindi per fare un esempio, puoi scaricare le spese sostenute per i viaggi di lavoro ma non puoi scaricare il servizio di toelettatura del tuo barboncino per intenderci…

Quindi determinare quali spese far rientrare nella tua attività richiede sicuramente una buona dose di buon senso ed il consiglio strategico e costante del tuo commercialista che, in base alla sua esperienza, saprà consigliarti al meglio. Ricorda che il modo migliore per ottimizzare i costi della tua attività consiste nel far rientrare i costi del tuo stile di vita all’interno delle spese aziendali, in questo modo alleggerirai sensibilmente il tuo carico fiscale ed allo stesso tempo non avrai nessun problema a giustificare che quei costi li hai sostenuti per contribuire al tuo risultato d’esercizio!

Famoso è il caso di Belen Rordiguez in cui le è stato contestato l’acquisto di abiti che in realtà sono stati identificati come dei costi aziendali inerenti con la sua attività di showgirl. Il Tribunale le ha dato ragione ed a seguito di quella sentenza si è creato un importante precedente per il quale ogni libero professionista può portare in detrazione gli abiti acquistati per lavoro (anche se non sei una showgirl), pensiamo ad esempio ai rappresentati o ai CEO che hanno la necessità di partecipare a numerosi meeting ed eventi aziendali, non possono di certo andarci in mutante, e l’abito in certi casi fa il monaco… ed ecco quindi la necessità di dotarsi di un look professionale per la buona riuscita degli affari.

Quindi la deduzione e la detrazione dei costi osserva dei principi ben precisi che però possono essere declinati caso per caso, per essere sicuro di fare sempre la scelta migliore e più sicura per la tua azienda è importante tenere costantemente sotto controllo la composizione di costi/ricavi della tua attività, conservare tutti i documenti fiscali legati ai tuoi acquisti, specialmente quelli di cui non sei sicuro al 100%, e infine ma non ultimo, avere un buon consulente che abbia un occhio di riguardo per la tua azienda e che ti dia tutto il supporto strategico di cui un imprenditore come te ha bisogno.

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Ditta individuale e regime forfettario (ex regime dei minimi): come funziona e quali vantaggi

Regime dei minimi: come funziona

Caro imprenditore, hai deciso di avviare la tua attività ma i costi di apertura e gestione di una società ti spaventano?

Non ti preoccupare, anche per i micro-imprenditori c’è sempre una soluzione, e forse il regime forfettario (anche noto come vecchio regime dei minimi) potrebbe fare al caso tuo.

La legge n. 190/2014 ha mandato in pensione il noto regime dei minimi per fare largo ad un nuovo regime fiscale agevolato che prende il nome di regime forfettario.

Questo è un regime fiscale che gode di un carico tributario agevolato e permette di ridurre sensibilmente i costi di gestione ed amministrativi e quindi anche gli adempimenti fiscali richiesti.

Regime forfettario: a chi è rivolto?

Il regime forfettario è indicato per chi ha un’idea imprenditoriale e deve partire da zero ma almeno all’inizio non prevede un business con grossi fatturati e pochi costi. Quindi possono accedere a questo regime fiscale agevolato le persone fisiche che svolgono attività d’impresa (come ditta individuale) o come liberi professionisti e che rispettino determinati requisiti che ora vedremo insieme.

Quali requisiti bisogna avere?

  • Possono accedere al regime forfettario tutte le persone fisiche che nell’anno precedente abbiano conseguito ricavi o compensi non superiori a 65.000 € complessivi
  • Non abbiano sostenuto spese superiori ai 20.000 € lordi

Regime forfettario come funziona e quali sono i vantaggi

Semplicità: sicuramente la semplificazione è il primo vantaggio legato a questo tipo di regime, quindi meno adempimenti fiscali, meno burocrazia e procedure più semplici.

Economico: come abbiamo visto i costi di gestione sono minori, quindi è più economico.

Tassazione agevolata: infatti per i primi 5 anni è prevista un’imposta sostitutiva del 5% (flat tax) calcolato sul fatturato generato tenendo conto della percentuale di redditività che varia in base al tipo di attività svolta. L’unico limite è quello di non superare i 65.000 € di fatturato. Per fatturati annui compresi tra i 65.000 € e i 100.000 € invece la tassazione sale al 20%.

L’imposta ridotta al 5% riguarda quei soggetti che rispettano i seguenti requisiti:

  • Non bisogna aver esercitato nei 3 anni precedenti alcun tipo di attività imprenditoriale nemmeno in forma associata o familiare
  • L’attività non deve essere una continuazione di un’attività svolta in precedenza sia come dipendente che come lavoratore autonomo a meno che questa non sia una pratica obbligatoria richiesta per svolgere la professione.
  • Se l’attività è una prosecuzione di attività svolta in precedenza da un altro soggetto.

Riduzione dei contributi INPS al 35%. Contribuzione INPS ridotta del 35% per artigiani e commercianti. Chiunque decida di aprire una partita IVA è tenuto ad iscriversi alla gestione separata INPS, mentre chi aderisce al regime forfettario deve iscriversi alla gestione INPS artigiani e commercianti, avendo anche l’obbligo di iscriversi alla Camera di Commercio.

Nessun obbligo di fatturazione elettronica: questo tipo di regime non richiedere l’adesione alla fatturazione elettronica, quindi non ci sono costi da sostenere per programmi di gestione e conservazione delle fatture.

Quindi, caro futuro imprenditore, sicuramente il regime forfettario può essere una valida soluzione, ma come dico sempre, bisogna valutare il tuo caso specifico per sapere se effettivamente è la scelta migliore per te e non sempre la soluzione più economica si rivela quella più vantaggiosa a livello fiscale nel tempo.

Valuta anche se l’apertura di una società di persone è effettivamente la soluzione che fa per te o se, invece, una società di capitali, anche se più onerosa, ti offre più vantaggi. Se vuoi saperne di più leggi il mio articolo “Come funziona la tassazione di una Srl”, sono certa che ti chiarirà meglio le idee a riguardo.

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